15/05/2006

Neva


Osservo quella massa enorme d'acqua aumentata dallo scioglimento del ghiaccio. Un corvo plana e si posa su una lastra di ghiaccio ritardata. Così crea l'isola più piccola della città, dopo quella della Lepre. La battezziamo come "L'isola del Corvo".

Il russo è una lingua che mi fa sentire bene. Non so perché non ho ancora piantato la tenda lungo questo magnifico corrente d'acqua. Mi fa sentire bene, è strano il perché della calma che mi avvolge, della pace che mi sovrasta mentre sto a sentire quelle sillabe, quei significati, quel mistico suonare del quotidiano linguistico. Succede sempre, ovunque, comunque, con qualunque persona accanto. Certo, è meglio che la persona sia dolce, soave, con la pelle morbida come la seta, capelli color della luna, occhi come l'apertura dell'universo, e triste come il futuro dell'umanità.

L'acqua del fiume scorre indifferente e spolvera le coste, fa della nostalgia pietre preziose color blu. Si gira intorno all'English Embankment, e va oltre come una donna cosciente della sua bellezza importante.

La notte non è bianca ma la luna illumina la pelle morbida e bianca, accarezza il colore dei capelli lunari, penetra l'iride che ha sofferto abbastanza il sole crudele.

04/04/2006

Dialogo con l'Altro


I suoi occhi sono grandi come se volessero ingoiare dentro tutto il mondo. Lei crede, invece, di volerlo allontanarlo da sé con tutta la sua forza.
- I tuoi occhi dicono altro!
- Forse è stato l'attimo dello scatto, chissà!

- La sensibilità porta alla speranza o alla disperazione. La solitudine indirizza la sensibilità verso una delle direzioni. Io non smetto mai di cercare altri come me, o simili a me. E se non sono come me vado avanti, a caccia del tesoro. Non mi dispero se non per me stesso. E l'altro deve meritare di entrare nel mio spazio, non diventare alieno.
- E io ho rinunciato a cercare. Nella solitudine ho trovato molto.
- Io cerco Altri, non alieni. L'altro compensa. Spesso, gli Altri si confondono con gli alieni.
- Chi è per te un alieno?
- Chi si rivela di essere ciò che non pensavo che fosse: diametralmente diverso, opposto e irriconoscibile.
- Allora siamo invasi dagli alieni e non c'è molta speranza di trovare Altri!
- Tu sei un Altro per me.

- La vita è amara!
- La vita è amara ma l'arte sgorga proprio dall'amarezza. Le gioie fanno poca storia

- L'entusiasmo! Dio dentro! Immanuel! Vivere senza entusiasmo è pesante. Lo studio mi fa entusiasta, è qualcosa di sensuale, entra nei sensi, diventa estetica, è quasi erotico. Scoprire attraverso il sapere e come scoprire il corpo dell'Altro, lo spirito dell'Altro, la voce.
- L'essenza è proprio questa. Viverlo serenamente e armonicamente con te stesso.
- Il sapere è un atto d'amore continuo.

- Non pensavo che una persona tenebrosa come me potesse suscitare sensazioni di luce.
- Io amo le tenebre quanto la luce; sono due lati della stessa medaglia
- Par condicio!
- No, pari simpatia. La condizione è diversa. La simpatia è con-passione. Luce e tenebre mi fanno soffrire ugualmente. Ma le condizioni in cui mi fanno soffrire sono diverse. E le tenebre non hanno la stessa opportunità. Almeno finché siamo vivi
- Osservatore acuto, pensatore. Come posso definirti?
- Pensatore libero, seguo il mio fiume interno come un cavallo pazzo, a costo di sbagliare, senza nessuna teoria, senza un idolo. Nessun pensiero mi può abbagliare, incluso quello mio. Il mio pensiero potrebbe diventare il mio tiranno. Era Kant o mio nonno che lo diceva?
- Noi coincidiamo con il nostro stesso pensiero. Se ne veniamo abbagliati o soggiogati significa che si è frantumato l'io
- Sì! Ed è diventato un alieno Super-Io. Da sopprimerlo spietatamente.
- La mia coscienza corre come un fiume in piena.
- Il famoso flusso di coscienza di James?
- Il mio è più ordinato, o direi più limpido, come quelli delle montagne, che scorrono sulle rocce. Multiforme, ma limpido. Anni fa i miei pensieri erano oscuri. Non scuri, oscuri.
- Come hai fatto a schiarirli?
- Cambiando collocamento e focus, salendo dalla palude in montagna. Imitando Zarathustra.

16/02/2006

Linea di fiele

Le discendenze costituiscono quel filo che rappresenta, e non tanto metaforicamente, il cordone ombelicale. Ecco, per mano di allevatrici o infermiere varie questo filo viene temporaneamente tagliato per poi essere ristabilito dalla prossima nascita.

La discendenza è sempre quella cosa lì: io sono figlio di quello e di quella (a volte è casinoso a anche trovare il quello e la quella). Ma la discendenza ha anche caratteristiche che non vengono pensate ma agite quotidianamente: la linea di sangue o di latte. Semplicemente parlando, se come punto di riferimento della discendenza si tiene Quella (il latte) o Quello (il sangue).

Gli antropologi hanno trascurato una linea importante: la linea di fiele.
. . . Come to my woman's breasts, / And take my milk for gall... diceva Lady Macbeth.

Quelli che discendono da questa linea si riconoscono subito, meglio degli altri. Si sente la loro azione e la loro presenza velenosa sulla pelle, sul profondo dell'anima. 

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