04/04/2006
Dialogo con l'Altro

I suoi occhi sono grandi come se volessero ingoiare dentro tutto il mondo. Lei crede, invece, di volerlo allontanarlo da sé con tutta la sua forza.
- I tuoi occhi dicono altro!
- Forse è stato l'attimo dello scatto, chissà!
- La sensibilità porta alla speranza o alla disperazione. La solitudine indirizza la sensibilità verso una delle direzioni. Io non smetto mai di cercare altri come me, o simili a me. E se non sono come me vado avanti, a caccia del tesoro. Non mi dispero se non per me stesso. E l'altro deve meritare di entrare nel mio spazio, non diventare alieno.
- E io ho rinunciato a cercare. Nella solitudine ho trovato molto.
- Io cerco Altri, non alieni. L'altro compensa. Spesso, gli Altri si confondono con gli alieni.
- Chi è per te un alieno?
- Chi si rivela di essere ciò che non pensavo che fosse: diametralmente diverso, opposto e irriconoscibile.
- Allora siamo invasi dagli alieni e non c'è molta speranza di trovare Altri!
- Tu sei un Altro per me.
- La vita è amara!
- La vita è amara ma l'arte sgorga proprio dall'amarezza. Le gioie fanno poca storia
- L'entusiasmo! Dio dentro! Immanuel! Vivere senza entusiasmo è pesante. Lo studio mi fa entusiasta, è qualcosa di sensuale, entra nei sensi, diventa estetica, è quasi erotico. Scoprire attraverso il sapere e come scoprire il corpo dell'Altro, lo spirito dell'Altro, la voce.
- L'essenza è proprio questa. Viverlo serenamente e armonicamente con te stesso.
- Il sapere è un atto d'amore continuo.
- Non pensavo che una persona tenebrosa come me potesse suscitare sensazioni di luce.
- Io amo le tenebre quanto la luce; sono due lati della stessa medaglia
- Par condicio!
- No, pari simpatia. La condizione è diversa. La simpatia è con-passione. Luce e tenebre mi fanno soffrire ugualmente. Ma le condizioni in cui mi fanno soffrire sono diverse. E le tenebre non hanno la stessa opportunità. Almeno finché siamo vivi
- Osservatore acuto, pensatore. Come posso definirti?
- Pensatore libero, seguo il mio fiume interno come un cavallo pazzo, a costo di sbagliare, senza nessuna teoria, senza un idolo. Nessun pensiero mi può abbagliare, incluso quello mio. Il mio pensiero potrebbe diventare il mio tiranno. Era Kant o mio nonno che lo diceva?
- Noi coincidiamo con il nostro stesso pensiero. Se ne veniamo abbagliati o soggiogati significa che si è frantumato l'io
- Sì! Ed è diventato un alieno Super-Io. Da sopprimerlo spietatamente.
- La mia coscienza corre come un fiume in piena.
- Il famoso flusso di coscienza di James?
- Il mio è più ordinato, o direi più limpido, come quelli delle montagne, che scorrono sulle rocce. Multiforme, ma limpido. Anni fa i miei pensieri erano oscuri. Non scuri, oscuri.
- Come hai fatto a schiarirli?
- Cambiando collocamento e focus, salendo dalla palude in montagna. Imitando Zarathustra.
00:54
Scritto da: filologos
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Commenti
Puzzle ottimamente riuscito!Hai saputo incastonare pezzo dopo pezzo con l' abilita' di un chirurgo!Bacio eccellente Filo-sofo
Scritto da: emmabovary2003@v | 04/04/2006
Passavo di qua, in cercadi vecchi blogger e trovo questo post di qualche giorno fa. Dunque sei ancora in giro. Mi fa piacere perchè le tue architetture di parole mi sono sempre piaciute.Di solito vado poco alla ricerca di Altri e privilegio la solitudine, ma forse hai ragione tu, bisognerebbe farlo più spesso. Ciao.
Scritto da: setteparole | 23/04/2006
Pedalavo in salita sbuffando. Mia figlia di quattro anni sulla canna della bicicletta mi fà : "Che bello papino se non di fossero salite ma solo discese!". Ed io: "Che dici, bella, basta girare la bici che la salita diventa discesa e la salita discesa". Basta cambiare punto di vista e tu diventi l'ALTRO. Solo la compassione unisce, annullando la distinzione dell'IO.
Scritto da: ardiglione | 01/05/2006
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